D'amore e d'ombra
"D'amore e ombra" è il primo libro che ho letto di Isabel Allende. Stava nella libreria da anni e, non sapendo cos'altro leggere, nei giorni scorsi l'ho preso. Inizialmente mi ha attirato con quell'ambiente particolare della casa di riposo così realistico e partecipato. Poi mi ha un po' confuso presentandomi situazioni differenti che non avevano alcun contatto tra di loro. I personaggi si accavallavano e non c'erano collegamenti. Comunque la buona qualità della scrittura mi convinceva ad andare avanti. Mi ha smontato la descrizione della notte d'amore tra i due protagonisti. Mi ha dato l'impressione di una serie di frasi costruite che non sono riuscite a trasmettermi altro che noia. Per voler dare il massimo delle sensazioni l'autrice fa elenchi di parole che rimangono fredde e inespressive. Dietro le frasi non ho sentito un cuore che batte, ma ho visto un dizionario di sinonimi.
L'argomento si snoda poi in una denuncia della dittatura, i fatti sono crudi, ma al di là di un'informazione di cronaca non ho potuto acquisire altro da un libro che è un romanzo, e quindi una storia di persone che dovrebbero risaltare nelle loro caratteristiche, nei loro sentimenti più profondi, nei loro sogni. Di molti personaggi, tra cui Evangelina e Pradelio Ranquileo vittime del sistema, si sente una forte tensione che rimane però solo accennata, Beatriz, la madre di Irene appare sfumata, gli stessi due protagonisti non coinvolgono.
Gli unici personaggi dei quali si apprezza meglio la personalità sono Digna nella sua funzione di madre, il professor Leal nel suo esacerbato percorso dal comunismo all'anarchia, e Gustavo Morante nel suo fallimento personale e ideale.
Il libro riporta dei fatti realmente accaduti e forse proprio questa circostanza ha limitato la possibilità di dare validità artistica al racconto.

