venerdì 16 agosto 2024

Isabel Allende

 D'amore e d'ombra

"D'amore e ombra" è il primo libro che ho letto di Isabel Allende. Stava nella libreria da anni e, non sapendo cos'altro leggere, nei giorni scorsi l'ho preso. Inizialmente mi ha attirato con quell'ambiente particolare della casa di riposo così realistico e partecipato. Poi mi ha un po' confuso presentandomi situazioni differenti che non avevano alcun contatto tra di loro. I personaggi si accavallavano e non c'erano collegamenti. Comunque la buona qualità della scrittura mi convinceva ad andare avanti. Mi ha smontato la descrizione della notte d'amore tra i due protagonisti. Mi ha dato l'impressione di una serie di frasi costruite che non sono riuscite a trasmettermi altro che noia. Per voler dare il massimo delle sensazioni l'autrice fa elenchi di parole che rimangono fredde e inespressive. Dietro le frasi non ho sentito un cuore che batte, ma ho visto un dizionario di sinonimi.

L'argomento si snoda poi in una denuncia della dittatura, i fatti sono crudi, ma al di là di un'informazione di cronaca non ho potuto acquisire altro da un libro che è un romanzo, e quindi una storia di persone che dovrebbero risaltare nelle loro caratteristiche, nei loro sentimenti più profondi, nei loro sogni. Di molti personaggi, tra cui Evangelina e Pradelio Ranquileo vittime del sistema, si sente una forte tensione che rimane però solo accennata, Beatriz, la madre di Irene appare sfumata, gli stessi due protagonisti non coinvolgono.

cupola

Gli unici personaggi dei quali  si apprezza meglio la personalità sono Digna nella sua funzione di madre, il professor Leal nel suo esacerbato percorso dal comunismo all'anarchia, e Gustavo Morante nel suo fallimento personale e ideale.

Il libro riporta dei fatti realmente accaduti e forse proprio questa circostanza ha limitato la possibilità di dare validità artistica al racconto.

Katherine Mansfield

 Racconti



Ho finito di leggere i racconti di Katherine Mansfield e devo dire che ricordo ben poco di quanto ho letto. Forse il motivo è che la Mansfield, bravissima come scrittrice, tende a mantenere i fatti su un livello cerebrale, più che raccontare analizza e nell'analisi si perde il filo del discorso. Ho apprezzato molto la ricercatezza delle frasi, l'uso spregiudicato delle parole con accostamenti a dir poco arditi e sorprendenti, ma poi mi son persa il succo del racconto che il più delle volte ha una fine sospesa perché per me la storia non era finita. Pensando a Cechov posso dire che lo scrittore russo è veramente sublime poiché riesce, utilizzando un linguaggio non comune ma aderente alla realtà, a creare atmosfere di assoluta simbiosi con il lettore. Le novelle di Cechov, a parer mio, sono il meglio di quanto si possa desiderare da una lettura che faccia riflettere, entrare in profondità nei personaggi, cogliere l'ironia delle situazioni, con quella semplicità che contraddistingue l'acrobata che si contorce senza apparente sforzo con la massima agilità ed eleganza. Cechov appare spontaneo nel suo narrare e il lettore viene catturato senza possibilità di scampo da quei racconti che vorrebbe non finissero mai.
La Mansfield è decisamente una brava scrittrice ma non è di immediata comprensione. Si rimane affascinati dal suo linguaggio, ma per poter capire a fondo il suo pensiero occorre leggere e rileggere, andare alla ricerca del significato celato dalle sue parole, ricostruire il suo pensiero con i nostri codici. Chissà, forse la rileggerò. Per il momento ho preso in mano "Le onde" di Virginia Woolf e credo di essere capitata male perché non è certo il racconto che cercavo. Vedremo.

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Ho letto due o tre pagine de "Le onde"'e l'ho lasciato dal momento che non ho voglia di leggere qualcosa che mi impegna al massimo per cercare di capire i significati di ogni singola parola e frase.

Adesso sto leggendo "L'opera" di Emile Zola. Niente di che, ma sto andando avanti.

L'Opera di Zola

Perché essere artisti?


Leggendo il romanzo "L'Opera" di Zola ho avuto modo di approfondire l'atmosfera artistica di Parigi fine ottocento. La lettura è estremamente interessante poiché lo scrittore non fa altro che raccontare nei minimi particolari ciò che vive tutti i giorni e soprattutto va in fondo ai pensieri degli artisti. Mi ha stupito non poco un passaggio nel quale si parla delle motivazioni dell'artista. Per spiegarmi meglio riporto alcune parti di una frase di un personaggio del romanzo, lo scrittore Sandoz.

"Ci consoliamo di essere insultati, negati, contiamo sull'equità dei secoli futuri .... nella ferma credenza di un'altra vita, dove ciascuno sarà trattato secondo i suoi meriti. ... e se le generazioni future si ingannassero come le contemporanee, preferissero alle opere forti le amabili sciocchezzuole! ... Ah che fregatura, eh? che vita da galera, inchiodati al lavoro, per una chimera! .. L'immortalità così sarebbe appannaggio della media borghesia, per quei nomi che ci ficcano violentemente in testa, quando non abbiamo ancora la forza di difenderci... "

Il protagonista, il pittore Claude, risponde:

"Bah! Che ti frega? non c'è niente ... Quando la terra schiatterà nello spazio come una noce secca, le nostre opere non aggiungeranno un atomo alla sua polvere"

Sandoz conclude:

"E' verissimo! A che scopo colmare il nulla? ... E dire che lo sappiamo, e che il nostro orgoglio si accanisce!"

Ma si fa arte per orgoglio o perché le idee che nascono incessanti nella mente vogliono trovare una vita al di fuori di noi? Eppure Zola descrive molto bene il tormento dell'artista, mai soddisfatto di ciò che esprime, alla continua ricerca della perfezione. Lo fa solo per orgoglio?

Per me l'arte è qualcosa di spontaneo che scaturisce dal nostro desiderio di liberarci dalle suggestioni di forme, colori, suoni, parole che ci fanno star male se non le esterniamo. Per quanto riguarda la gloria che si identifica col denaro sono convinta che sia più materia di chi si sa vendere bene che non dell'artista.

Misurare l'arte dalla quantità di denaro che produce è il compito dei mercanti, non degli artisti. Ed è possibile solo perché tante persone invece di fidarsi del proprio giudizio vanno appresso ai mercanti, trovando bello ciò che è molto caro e disprezzando ciò che non si vende. Colpa anche della mancanza di formazione del gusto e della nostra scarsa propensione all'autoanalisi e all'autostima.

Sono alle ultime pagine del libro, che non consiglio a chi è depresso. E' una continua angoscia e so già che finirà male. Lo consiglio vivamente a coloro che si interessano di arte poiché è veramente uno sguardo illuminante sulla Parigi artistica dell'Ottocento.


Perché essere artisti?

Post n°130 pubblicato il 09 Settembre 2012

L'assommoir

L'Assommoir 

Emile Zola

L'Assommoir

Post n°146 pubblicato il 06 Gennaio 2013 su Libero blog

Ho terminato di leggere "L'Assommoir" e sono sopravvissuta. Confesso di aver provato un freddo e una fame incredibili leggendo le descrizioni di Zola. Poi ho pensato che ha esagerato, non credo che possano davvero esistere delle condizioni di vita così estreme, non voglio pensare che davvero qualcuno si possa far trascinare così in basso senza reagire e senza prendere in mano la situazione. Come fa Gervaise, così determinata, così organizzata e desiderosa di ascesa sociale a farsi portare via il negozio da due scioperati come il marito e l'ex compagno?

Zola vuole dimostrare che le tare ereditarie hanno il sopravvento sulla volontà degli individui. E' anche per questo che Claude, figlio di Gervaise, grande artista (protagonista del romanzo L'Opera), non riesce a portare a compimento il suo quadro più importante, quello che gli costerà la vita. Non solo, il quadro è ormai così compromesso dall'azione inconsulta del pittore che l'amico lo brucia distruggendo anche il ricordo del passaggio di Claude sulla terra. Del pittore tanto tormentato non rimane più nulla, è come se non fosse mai esistito.

Tra i due libri, L'Opera e L'Assommoir ho apprezzato di più il secondo. Vale la pena leggerlo perché Zola, forse più giornalista che scrittore, fa delle descrizioni estremamente accurate della Parigi dell'Ottocento, nel momento in cui si demolisce l'antica barriera, si buttano giù le costruzioni popolari e si aprono gli eleganti boulevardes.

Egli dice: " Sotto il lusso che saliva da Parigi schizzava fuori la miseria del sobborgo e insudiciava quella parte della nuova città, fabbricata con tanta fretta."

Zola ci fa entrare nel vecchio lavatoio e nell'officina del  fabbro dove i chiodi si fanno a mano. Ma nella stanza attigua ci sono già le macchine che sbuffano e fabbricano tanti più chiodi e così gli operai vengono licenziati, la loro paga diminuisce. Anche la stireria di Gervaise è accuratamente descritta, come la manifattura di fiori dove lavora Nanà, altra creatura infelice protagonista di un successivo romanzo di Zola.


Adesso ho iniziato a leggere Madame Bovary. Dovrebbe essere meno angosciante.