venerdì 16 agosto 2024

L'Opera di Zola

Perché essere artisti?


Leggendo il romanzo "L'Opera" di Zola ho avuto modo di approfondire l'atmosfera artistica di Parigi fine ottocento. La lettura è estremamente interessante poiché lo scrittore non fa altro che raccontare nei minimi particolari ciò che vive tutti i giorni e soprattutto va in fondo ai pensieri degli artisti. Mi ha stupito non poco un passaggio nel quale si parla delle motivazioni dell'artista. Per spiegarmi meglio riporto alcune parti di una frase di un personaggio del romanzo, lo scrittore Sandoz.

"Ci consoliamo di essere insultati, negati, contiamo sull'equità dei secoli futuri .... nella ferma credenza di un'altra vita, dove ciascuno sarà trattato secondo i suoi meriti. ... e se le generazioni future si ingannassero come le contemporanee, preferissero alle opere forti le amabili sciocchezzuole! ... Ah che fregatura, eh? che vita da galera, inchiodati al lavoro, per una chimera! .. L'immortalità così sarebbe appannaggio della media borghesia, per quei nomi che ci ficcano violentemente in testa, quando non abbiamo ancora la forza di difenderci... "

Il protagonista, il pittore Claude, risponde:

"Bah! Che ti frega? non c'è niente ... Quando la terra schiatterà nello spazio come una noce secca, le nostre opere non aggiungeranno un atomo alla sua polvere"

Sandoz conclude:

"E' verissimo! A che scopo colmare il nulla? ... E dire che lo sappiamo, e che il nostro orgoglio si accanisce!"

Ma si fa arte per orgoglio o perché le idee che nascono incessanti nella mente vogliono trovare una vita al di fuori di noi? Eppure Zola descrive molto bene il tormento dell'artista, mai soddisfatto di ciò che esprime, alla continua ricerca della perfezione. Lo fa solo per orgoglio?

Per me l'arte è qualcosa di spontaneo che scaturisce dal nostro desiderio di liberarci dalle suggestioni di forme, colori, suoni, parole che ci fanno star male se non le esterniamo. Per quanto riguarda la gloria che si identifica col denaro sono convinta che sia più materia di chi si sa vendere bene che non dell'artista.

Misurare l'arte dalla quantità di denaro che produce è il compito dei mercanti, non degli artisti. Ed è possibile solo perché tante persone invece di fidarsi del proprio giudizio vanno appresso ai mercanti, trovando bello ciò che è molto caro e disprezzando ciò che non si vende. Colpa anche della mancanza di formazione del gusto e della nostra scarsa propensione all'autoanalisi e all'autostima.

Sono alle ultime pagine del libro, che non consiglio a chi è depresso. E' una continua angoscia e so già che finirà male. Lo consiglio vivamente a coloro che si interessano di arte poiché è veramente uno sguardo illuminante sulla Parigi artistica dell'Ottocento.


Perché essere artisti?

Post n°130 pubblicato il 09 Settembre 2012

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